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Un week end al Gran Mogol
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Un week end al Gran Mogol
- 11 Dicembre 2004

Un week end al Gran Mogol, senza luce né acqua né... neve
di Vava

Ebbene sì, finalmente sono riuscito a farmi un week end al Gran Mogol, a quasi 12 anni dalla prima (e unica fino a poco fa) volta!
Sono partito con la famiglia e amici venerdì sera per Fanano, sabato mattina sono arrivati altri amici, abbiamo lasciato le mogli in ottima compagnia (6 bimbi sotto ai 6 anni, ovvero la più grande era Giulia, 5 anni) e siamo partiti!
In macchina fino a sotto le cascate del Doccione, ovvero a Casulie (1070 m), dove finisce l'asfalto, poi ci carichiamo gli zaini (una quindicina di Kg il mio: non male, anzi, che maleeeeeee mi era venuto mal di schiena già il venerdì sera, solo a guardarlo!) e iniziamo a camminare (sentiero CAI 431).
Quasi subito le cascate del Doccione, veramente suggestive in quanto belle cariche d'acqua e con tracce di ghiaccio. Il sentiero costeggia le cascate, dunque è moooolto ripido, fino alla piana dei Taburri (1230 m), dove spiana e si allarga per raggiungere, in comodo sentiero (445) tra le faggete, il Rifugio Gran Mogol.
Il rifugio è noto per il suo comfort: senza luce né acqua ("a me basta che ci sia una doccia calda la sera..." aveva risposto uno dei partecipanti! prima di realizzare il concetto), con una stufa che scalda poco e due stanze in tutto. Noi, comunque, in 4 in un rifugio per 14, ci stavamo larghi! Fin troppo: l'effetto Betlemme ci sarebbe venuto incontro!
Molliamo gli zaini, prendiamo quelli leggeri, ed iniziamo a salire (sentiero 435) verso il Libro Aperto.
Presto incontriamo la neve, poca ma tenace, mentre il suolo ghiacciato da brina e aghi di ghiaccio ci aveva quasi sempre accompagnato fin dall'inizio.
A 1600 m una splendida spianata, con ruscello inciso nella neve e vista stupenda!
Panini
Ripartiamo, sulla neve sempre più alta e dura, ma comoda in quanto non si scivolava (beh, quasi!) nè affondava.
Al Pizzo delle Stecche, visto che ce l'eravamo presa troppo comoda e, soprattutto, erano già le 14, decidiamo per il rientro, "però, almeno, fatemi mettere i ramponi, visto che li ho portati fin qui!".
Detto fatto. Quello che per voi è un gesto quasi quotidiano per me è un gesto storico: li avevo comprati 20 anni fa e sono ancora nuovi: mai usati!
Avevo indossato solo una volta i ramponi, ma prestati.
Dunque eccoli inaugurati!
Caspita che spettacolo camminare coi ramponi!
Scrick scrack strick struck scrash glu glu glu! Scherzo!
Camminiamo ancora una decina di minuti, poi ci fermiamo ad assaporare il silenzio...
E che silenzio!!!
Non solo perchè mancavano mogli e figli, ma perchè mancava qualunque altro rumore!
Un silenzio grande, profondo...
Poi si scende, peccato, ma le giornate sono brevi in questo periodo. Il sole è già tramontato da un pezzo (versante NE) e il Libro Aperto è lì, molto vicino, ma non lo possiamo raggiungere.
"Vabbeh, tirerò fuori delle vecchie foto..." dico scherzando, e ci voltiamo indietro.
Prima di scendere però faccio una bella discesa con un altra cosa che mi ero portato: la paletta da neve! No, non la pala professional per spalare, ma una paletta larga, sottile e leggera, da mettersi sotto al sedere per scendere! Un pò il contrario dei ramponi!
Viaaaaaaa, sul ghiaccio! Facendo attenzione a non puntare il rampone! Sennò mi sarei trovato un ginocchi in bocca subito!
Verso le 15.30 siamo al rifugio e tentiamo di accendere la stufa, ma faceva fatica a bruciare anche la carta! Una volta avvita la stufa ci accorgiamo che scalda poco, ma fa piacere lo stesso!
Leggiamo il diario, scriviamo una "Leggenda del Gran Mogol" tanto invocata (dagli altro ospiti che ci avevano preceduto) quanto inventata (da noi). Una leggenda macabra al lume di candela... Mica male! Specialmente quando sono sceso nella legnaia a far provviste, con la torcia che mi si spegneva a vista d'occhio!
Cielo stellato stupendo, ammirato dal bagno all'aperto.
Cena mista tra cose nostre e cose trovate (cambiate con alimenti nostri più recenti), poi ancora leggenda e... Risiko portatile?
Sarebbe finito il mozzicone di candela...
No, il gioco non vale la candela, tutti a letto!
In camera ci saranno stati 4 o 5°C!
Se, malauguratamente, qualcuno doveva andare in bagno ecco la procedura:
1) Capire dove si trova
2) Accendere il fiammifero (torce ormai scariche)
3) Accendere la candela
4) Ho detto la candela, non il sacco a pelo del vicino!
5) Con coraggio mostruoso uscire dal sacco a pelo ormai riscaldato per affrontare la stanza gelida!
6) Con gesto atletico notevole (visto anche l'irrigidimento da freddo ed il sonno) balzare giù dal letto a castello, alto un bel po'!
7) Cercare l'uscita
8) Cercare le chiavi dell'uscio
9) Cercare un albero (facile!) senza far spegnere la candela (difficile) né causare incendio (improbabile visto il freddo)
10) Rientrare e riaccendere la stufa!
11) Scaldarsi
12) Rifare la procedura inversa prima che finisca il mozzicone di candela
13) Se nel frattempo non si è fatto giorno riaddormentarsi.
Comodo il rifugio, vero?
Beh, a noi è piaciuto così (anche perchè 6 bimbi urlanti non so se son meglio...).
Domenica mattina sveglia alle 8, colazione col latte che scadeva il giorno stesso (trovato lì e sostituito), qualche colpo id scalpello alla Nutella, poi pulizia!
Un salto a vedere l'altro rifugio e rientro.
La prossima volta quest'estate, con il rifugio meno gelido e con le famiglie?
Sì, se il rifugio ci sarà ancora...

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Ecco qui la mappa con gli itinerari

In giallo il percorso di andata.
In verde la salita verso il Libro Aperto.
In rosso la discesa che non siamo riusciti a fare (siamo tornati dal percorso verde).
In realtà il Gran Mogol è dove c'è il cerchiolino col puntino, mentre l'estremo del percorso giallo è l'altro rifugio.

Vava

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